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Archivio novembre, 2009

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L’ultima resistenza


Ovvero la lotta degli anziani contro i giovani (1)


di Marco Biraghi




Giovedì 6 marzo 1975, sul settimanale «Il Mondo», appare la prima puntata di Gennariello, «trattatello pedagogico» di Pier Paolo Pasolini.

La pubblicazione proseguirà nelle settimane successive, raggiungendo il numero complessivo di quattordici uscite (numero nettamente inferiore a quello previsto dal «Progetto dell’opera», esposto dall’autore nel pezzo edito il 3 aprile), per interrompersi infine il 5 giugno dello stesso anno.

I medesimi testi saranno poi raccolti nel volume pubblicato nel 1976 da Einaudi nella collana dei «Supercoralli» con il titolo Lettere luterane, all’indomani della morte di Pasolini, avvenuta il 2 novembre 1975.


L’intero «discorso pedagogico» pasoliniano si rivolge a un ragazzo napoletano «quindicenne»: «uno studente che fa la prima o la seconda liceo», e dunque inevitabilmente «borghese».

Tra il marzo e il giugno del 1975 io avevo quindici anni (o, per essere più precisi, quindici anni e mezzo, essendo nato il 18 settembre del 1959) e frequentavo il secondo anno delle scuole superiori, ovvero la seconda ginnasio.

Nato a Milano, non a Napoli. La differenza - oltreché ovvia - è decisiva per Pasolini: giacché l’esistenza di un quindicenne «interiormente carino», se è già “eccezionale” a Napoli (unica città italiana ad aver conservato una propria identità e vitalità nella generale “rivoluzione culturale” consumistica che ha luogo nel nostro paese negli anni sessanta), sarebbe da considerare addirittura «miracolosa» a Milano.


Il discorso di Pasolini, dunque, non si rivolgeva a me direttamente, bensì a qualcuno che mi era nondimeno assai prossimo: per appartenenza di classe (se non per provenienza geografica), e per età. Un mio coetaneo. Un mio simile. Qualcuno con cui avrei potuto condividere il medesimo «linguaggio delle cose», il medesimo muto insegnamento dei segni linguistici (oggetti, immagini, ecc.) che nel 1975 potevano presumibilmente circondare un ragazzo quindicenne (pur con tutte le differenze che passano tra un Gennariello napoletano e un “Ambrogino” milanese).


Non è quasi il caso di dire che quel «trattatello pedagogico» pubblicato su «Il Mondo» da Pasolini tra il 6 marzo e il 5 giugno del 1975 allora io non l’ho letto. Né l’ho letto nelle pagine del volume einaudiano pubblicato l’anno seguente.

Ricordo di aver visto circolare copie del «Mondo» in casa dei miei genitori nel corso della mia adolescenza; così come ricordo mio padre impegnato nella rituale lettura quotidiana del «Corriere della Sera», altro giornale sulla cui terza pagina Pasolini pubblicava i suoi articoli (quelli che compongono le Lettere luterane, ad esempio, o molti di quelli di compongono gli Scritti corsari, l’ultimo libro pubblicato in vita da Pasolini, uscito in quello stesso 1975). Ma confesso di non aver mai degnato di troppi sguardi né l’uno né l’altro. Era quello il periodo in cui per la prima volta assumevo l’abitudine di acquistare un giornale - e in quei primi mesi del 1975 il “mio” giornale era «Lotta continua».


Quand’anche l’avessi letto, d’altronde, non credo che l’avrei capito, allora - non certo come l’ho capito adesso, comunque. Ho infatti letto Gennariello - colpevolmente - soltanto un anno fa, in un’età che è ormai molto vicina a quella che Pasolini aveva quando lo ha scritto: intorno ai cinquant’anni. (Uno stesso libro per ciascun lettore può avere tempi d’incubazione e di manifestazione diversi. Ha ragione a questo proposito Siegfried Kracauer allorché paragona il contenuto di certi libri alle stelle: «la cui luce ci raggiunge forse solo dopo decine di anni»).

In quelle pagine Pasolini sottolinea la drammatica, e per certi versi inedita - nonché inusitata - estraneità che separa la propria generazione di cinquantenne dalla generazione di quindicenne cui appartiene Gennariello (la mia stessa generazione, come ho già detto); «una estraneità [...] che non è solo quella che per secoli e millenni ha diviso i padri dai figli», e che piuttosto è il riflesso di «uno dei più terribili salti di generazione che la storia ricordi».


Ma che cos’è successo a partire dalla fine degli anni cinquanta, proseguendo poi nel decennio successivo, e addirittura intensificandosi nella prima metà degli anni settanta, quando egli scrive? Che cosa ha diviso in modo tanto netto e definitivo le generazioni che si collocano prima e dopo di essi?


(continua…)




27.11.09

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È possibile abitare sulla Luna?

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di Mario Viganò

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Potrebbe essere la svolta per una vicenda che va avanti ormai da anni. Quella che vede gli esseri umani arrovellarsi per rispondere alla domanda: è possibile abitare sulla Luna? Ovvero: sulla Luna può esserci architettura? L’annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni dalla NASA che ha convocato una conferenza stampa per annunciare l’importante scoperta. A parlare sarà Frank Poole della Brown University, uno dei principali ricercatori della NASA nel settore tecnico per lo studio della superficie lunare.

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Secondo quanto anticipato da Jim Thakkar dell’«Associated Indian News», a rilevare per prima la presenza di architettura sulla Luna sarebbe stata la sonda indiana Chandrayaan-1 che il 30 agosto di quest’anno ha dovuto anticipatamente interrompere la propria missione, iniziata nell’ottobre 2008. Chandrayaan-1 aveva tra gli obiettivi principali proprio quello di verificare la presenza di vita sul principale satellite della terra.

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In un articolo d’imminente uscita su «Science Today», si precisa che prima di Chandrayaan-1 e di Orbiter M 15 una sonda della NASA, l’Aries-1B, avrebbe individuato la presenza di architettura sul lato oscuro della Luna già negli anni settanta, e i risultati degli ultimi rilievi effettuati da Chandrayaan-1 e Orbiter M15 ne sarebbero solo la conferma.

Il portavoce della Mumbai University si è limitato ad affermare: «Sarà comunque l’annuncio di un’importante scoperta, qualcosa di grande che segnerà una tappa cruciale per il programma spaziale indiano».

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Secondo lo scienziato David Bowman, che collabora con la NASA per il progetto Deep Space 79, l’elevata presenza di «architettura dalla costruzione spiccatamente logica» potrebbe a questo punto spiegarsi con il fatto che «la vita sulla Luna sia arrivata molto più recentemente di quanto finora ipotizzato dagli scienziati stessi». Il DS79 è tuttora impegnato nell’effettuare il più completo servizio fotografico mai realizzato sul nostro satellite. Fotografie ad altissima risoluzione che, data la loro estrema precisione, avrebbero già fornito le prime tracce per poter elaborare ipotesi scientificamente fondate.

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Vi è poi una storia nella storia. Riguarda Miss Simmons, ricercatrice del Multiple Mirror Telescope in Arizona. In un saggio scritto nel 1998, la scienziata avrebbe riportato gli esiti di una serie di osservazioni compiute sulle fotografie scattate alla Luna durante la celebre missione Galileo verso Giove (lanciata il 18 ottobre del 1989, la sonda Galileo ha raggiunto il pianeta il 7 dicembre 1995 per poi precipitarvi verso la fine del 2003). Una volta filtrate le foto agli infrarossi, la Simmons avrebbe notato alcuni “segnali” provenienti dalla superficie lunare. Gli stessi segnali che rivelerebbero un’architettura definita dalla sua stessa caratteristica di “costruzione”, cioè di “procedimento” secondo un ordine logico di scelte. La Simmons non ha però mai pubblicato questo studio.

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La NASA ha inoltre in programma di far atterrare un’altra sonda sulla superficie lunare il prossimo mese, e ci si aspetta che grazie a questa missione si riesca finalmente ad avere informazioni più precise su quale sia veramente l’architettura lunare.

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(27.11.09)

Pubblichiamo l’intervista ad Alberico Barbiano di Belgiojoso e Angelo Torricelli (da http://www.youtube.com/user/polimi).

 

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Stazione Centrale, Milano

 


 

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Segnaliamo su sollecitazione di Linda Stagni, nostra inviata speciale nella dimensione virtuale, questo progetto per la costruzione di una montagna a Tempelhof, Berlino.

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Per maggiori informazioni sul progetto e sui suoi autori:

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http://www.the-berg.de

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http://www.mila-berlin.com/mila.html

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office@mila-berlin.com

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Hacking significa solamente costruire qualcosa rapidamente o testare i limiti di ciò che può essere fatto. Come la maggior parte delle cose, può essere utilizzato per fini giusti o sbagliati, ma la stragrande maggioranza degli hacker che ho incontrato sono idealisti che desiderano avere un impatto positivo sul mondo. (Mark Zuckerberg)

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