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Archivio giugno, 2010

 

 

 

Auditorium Ravello

 

 

 

 

«Gli operai procedono lentamente a sbaraccare dall’auditorium sotto i primi raggi di sole estivo, sono alle ultime fasi, hanno completato il loro lavoro e stanno togliendo le impalcature. Intorno all’auditorium, in Via della Repubblica, un fiorire di cantieri privati, nella speranza che l’area possa svilupparsi turisticamente.


L’auditorium Oscar Niemeyer, inaugurato a gennaio, dovrebbe essere collaudato e disponibile fra una decina di giorni. Staglia imponente sulla costa d’Amalfi, una struttura per la musica e gli eventi. Ma il Ravello Festival, che è la principale manifestazione in costiera amalfitana, non potrà usarlo. Neanche per fare le prove dei concerti. “Ho chiesto al Sindaco, durante l’incontro del consiglio di Fondazione, di poter avere l’utilizzo della struttura almeno per far fare le prove alle orchestre, ma non ho ricevuto alcuna risposta – dice sconsolato il sociologo Domenico De Masi, presidente della Fondazione Ravello che organizza il Festival – significa che dovremmo continuare a far le prove a Salerno, è assurdo visto che abbiamo questa struttura a Ravello trasferire le orchestre ad un’ora di macchina, ma che possiamo farci?”.Una struttura inaugurata a gennaio con tre giorni di eventi, poi utilizzata a maggio per il premio Gerbera Gialla, sempre previe autorizzazioni della ditta e dei vigili del fuoco, ora dopo il collaudo potrà essere utilizzata, ma non vi è ancora traccia su quale sarà la sua futura gestione. “Mi sta dicendo che verrà collaudata? Ne sono felice, non ne so nulla, si stanno perdendo mesi per una porta e il collaudo viene continuamente posticipato – continua De Masi – ma dovrà essere fatto per evitare sanzioni dalla comunità europee e perdite dei fondi, è una vicenda che lascia sconcertati, che non fa bene a nessuno”.» [...]

 

 

 

www.auditoriumoscarniemeyer.it

 



 


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Da quando l’ATM nel 2008 ha lanciato la campagna di rinnovamento delle sue stazioni metropolitane, con «l’obiettivo di rendere gli spazi della metropolitana non più solo luoghi di passaggio, ma punti di riferimento per migliaia di persone», un’ambigua segnaletica troneggia in piazza San Babila a Milano. Al di sotto della tradizionale insegna che identifica l’accesso alla stazione metropolitana si trova infatti un’insegna dalle uguali proporzioni recante al suo interno il marchio di un negozio di elettrodomestici. In realtà, se si percorre il corrispettivo accesso ogni ambiguità viene sciolta: dopo aver disceso le scale non è più possibile accedere direttamente alla stazione metropolitana di San Babila, ma si è costretti prima di giungere ai tornelli della Metro a percorrere uno spazio commerciale.  

 

I negozi sono sempre esistiti all’interno degli spazi della Metropolitana milanese ma sempre in modo indipendente dai suoi percorsi pubblici: posti lungo i corridoi, le rispettive vetrine ne segnavano il limite spaziale. Nessuna ambiguità quindi presuppone l’insegna di piazza San Babila perché, cancellato ogni limite, l’accesso alla metropolitana è ormai intimamente connesso con lo spazio commerciale, tanto che anch’esso oggi può essere utilizzato solo secondo dei precisi orari: dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 20.30, il sabato dalle 9.00 alle 20.30 e la domenica dalle 10.00 alle 20.00. 


Tale caratteristica è prassi in città come Tokyo, in cui sin dal 1926 le stazioni della metropolitana sono strettamente connesse con gli spazi commerciali, l’uno dipende dall’altro non solo spazialmente, ma strutturalmente.  A Tokyo infatti le stazioni sono costruire e realizzate da compagnie private commerciali, che in tal modo non si garantiscono solo un’ampia fascia d’utenza, ma costituiscono l’essenza stessa, il nucleo vitale delle infrastrutture della città.

 

Diversamente a Milano qual è il senso di tale fusione spaziale, visto che l’ATM  è una società per azioni detenuta in maggioranza dal Comune?   



di Gabriella Lo Ricco 

Milano, 29 giugno 2010

 

 

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Segnaliamo il convegno promosso da AAA architetticercasi in programmazione per l’8 settembre 2010.

 

 


I temi dell’abitare

 

 


Mercoledì 8 settembre 2010

ore 14:30

Sala delle Colonne 

Banca Popolare di Milano 


 


Il convegno sarà articolato in quattro sessioni principali che ricalcano le linee tematiche del bando di concorso AAA architetticercasi™ 2010: Urbanità, Stili di vita, Abitare e Costruzione.


Tutti gli iscritti della Social Housing Community aaa.architetticercasi.eu sono invitati a partecipare attivamente al convegno attraverso contributi teorici: una parte di questi avrà la possibilità di essere presentata dagli autori nel corso dell’evento.

 


 

Call for papers

 

 

Ogni contributo, steso in lingua italiana, dovrà avere una lunghezza massima di 2500 battute (max 500 di abstract e max 2000 di testo)

Il contributo dovrà essere postato sul sito aaa.architetticercasi.eu, sotto la categoria tematica scelta, entro le ore 24:00 di domenica 18 luglio 2010.


Per informazioni:

 

aaa.architetticercasi.eu

 


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«Secondo Palazzo Marino, attualmente a Milano ci sono 5.068 gru, 17 mila se si conta anche la provincia: 2.027 sono impiegate per la costruzione di edilizia non residenziale, mentre 3.041 servono alla costruzione di case. Il record assoluto del 1962, quando nel cielo svettavano 9.280 torri meccaniche, è lontano. Ma il dato resta leggermente superiore a quello del 1968, quando le gru in città erano 5.000, e a quello di tutti gli anni successivi. Fino a oggi. Dalla fine degli anni Settanta, infatti, i censimenti delle gru hanno presentato numeri costantemente più bassi: 3.380 nel 1973, 2.973 nel 1980, 2.940 nel 1985, 2.180 nel 1995 (il minimo storico dopo l’esplosione del bubbone di Tangentopoli) e 3.533 nel 2001.

 

Ergo, dopo quarant’anni di decrescita, Milano “entra in un nuovo ciclo”. Confermato anche dal numero dei cantieri: più di 3.500 nel capoluogo e 15.100 in provincia. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di interventi privati (4.700, contro 400 di iniziativa pubblica): gli edifici coinvolti sono 3.300, in costruzione o ristrutturazione, mentre 150 sono le opere destinate a un uso collettivo, come le scuole, box, teatri, musei, social housing e biblioteche.»

 

 

In «DNews», 24 giugno 2010

 

 

 

 

 

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Coming soon

 

by


Maurizio Cattelan


 


Milano, Piazza Affari

 

Settembre 2010


 

Gizmo

Hacking significa solamente costruire qualcosa rapidamente o testare i limiti di ciò che può essere fatto. Come la maggior parte delle cose, può essere utilizzato per fini giusti o sbagliati, ma la stragrande maggioranza degli hacker che ho incontrato sono idealisti che desiderano avere un impatto positivo sul mondo. (Mark Zuckerberg)

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