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Archivio ottobre, 2010

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“Form Matters”

Arsenali Medicei

Pisa

26 ottobre 2010- 16 gennaio 2011

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«Si è aperta  a Pisa, presso gli Arsenali Medicei in Lungarno Simonelli, la mostra curata dallo studio David Chipperfield Architects dal titolo “Form Matters”, mostra che ha già girato le  principali città europee e nella quale Chipperfield espone le sue più significative realizzazioni.

La mostra resterà aperta fino al 16 gennaio 2011, e darà la possibilità di vedere una serie di grandi plastici, disegni, bozzetti e fotografie delle sue più significative realizzazioni.  Sicuramente L’ interesse dei pisani sarà rivolto però ad una parte originale di questa edizione della mostra, quella riguardante il progetto di recupero dell’area dell’ex Santa Chiara di Pisa.

Ricordiamo che l’Amministrazione Comunale aveva bandito un concorso internazionale per selezionare il miglior progetto di recupero dell’Area ancora occupata dall’azienda ospedaliera che sta completando il suo trasferimento a Cisanello, concorso che è stato vinto appunto dallo studio dell’architetto londinese. Un progetto di grande importanza e suggestione, che arriva a toccare la zona prospiciente la Piazza dei Miracoli, rivoluzionandone l’assetto attuale, una trasformazione urbanistica di portata storica per l’eccezionalità del luogo e la genialità delle soluzioni.»

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http://pisainformaflash.comune.pisa.it/portal/it/notizie/dettaglio.html?nId=5550



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Robert Venturi, Denise Scott Brown, Steven Izenour

 


Imparare da Las Vegas

Il simbolismo dimenticato della forma architettonica

 


a cura di Manuel Orazi

traduzione di Maurizio Sabini

 


www.quodlibet.it

 

esterno

Finalmente nel mondo dell’architettura contemporanea è stato concepito un progetto nuovo - evitando di intendere tale accezione, come spesso si tende a fare, come una banale questione di estetica. I BIG Architects, con il progetto per la Mountain a Copenaghen (tavole e plastico sono esposti alla mostra “Premio Mies van der Rohe 2009″ alla Triennale di Milano, fino al 31 ottobre 2010), hanno la capacità - e il coraggio - di proporre una soluzione che nasce da un’idea molto semplice attraverso una complessità del tutto innovativa.

 esterno

Il concetto “high density-low rise” viene qui interpretato secondo un criterio estremamente interessante: la richiesta di 80 appartamenti e 480 posti auto, da collocare in un lotto di 8000 metri quadrati in un’area suburbana della capitale danese, viene assolta attraverso una logica che fonde le destinazioni funzionali in maniera simbiotica, anziché distinguerle nettamente. Il progetto viene risolto mediante un solo “strato”  - “layer”, secondo la descrizione del progetto - digradante di appartamenti, che si distende dall’angolo più alto dell’intervento, all’undicesimo piano, verso il livello della strada, e copre i parcheggi distribuiti nei dieci piani sottostanti le residenze. I posti auto in tal modo restano a stretto contatto con la strada (sono infatti disposti nelle “fondamenta superficiali” dell’edificio, nascosti verso l’esterno da un rivestimento che li avvolge), mentre le case sono a contatto con l’aria, con il sole e con la vista che si gode della città.

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Gli appartamenti sono attentamente pensati nelle disposizioni interne e negli affacci; ognuno di essi possiede un terrazzo da gestire come giardino privato, proprio come una tipica residenza suburbana. Agli appartamenti si accede mediante scale mobili e passerelle che, dai parcheggi, distribuiscono gli abitanti ai loro piani attraverso uno spazio vivacemente colorato e illuminato.

 

 

Florencia Andreola

30.10.2010

 

 

http://www.big.dk/projects/mtn/mtn.html

Aaron Betsky

I Sabati dell’Architettura

Conversazioni con i Direttori delle Mostre Internazionali di Architettura della Biennale di Venezia

 


sabato 29 ottobre 2010, ore 14.00

Arsenale, Teatro alle Tese

 

 


Incontro con  Aaron Betsky

 

ARCHITECTURE BEYOND BUILDING

 

Intervengono:

 

Winy Maas (MVRDV)

Wolf Prix (Coop Himmelb(l)au)  

Hani Rashid (Asymptote Architecture)

 

 

 

Venezia, 29 ottobre 2010 - Prosegue sabato 29 ottobre la rassegna dal titolo I Sabati dell’Architettura, ciclo di conversazioni con i Direttori delle Mostre Internazionali di Architettura della Biennale di Venezia, organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, nell’ambito della 12. Mostra Internazionale di Architettura, People meet in architecture, diretta da Kazuyo Sejima, in collaborazione con Telecom Italia.

 

La conversazione diretta da Aaron Betsky, dal titolo Architecture Beyond Building, vedrà la partecipazione di Winy Maas (MVRDV), Wolf Prix (Coop Himmelb(l)au) e Hani Rashid (Asymptote Architecture). 

 

 

Direttore della Biennale Architettura 2008, intitolata «Out There: Architecture Beyond Building», Aaron Betsky riprenderà durante l’incontro «gli elementi che nell’edizione del 2008 erano stati indicati come fondamentali per costruire un’architettura in grado di svelare, fare propri e addomesticare i sistemi che definiscono la modernità. Cosa possiamo carpire ora da quelle ricerche? I relatori invitati - spiega Betsky - verificheranno se un’architettura aperta e sperimentale possa, o non possa, contribuire a una conoscenza e a una fruizione critica del nostro ambiente. Quali strategie funzionano per un’architettura al di là della costruzione, e quali no?». 

 

Saranno presenti all’appuntamento con Betsky circa 280 studenti provenienti dalle seguenti istituzioni: Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno dell’Università di Camerino, Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, Facoltà di Architettura dell’Università di Lubiana, University of Applied Sciences di Duesseldorf, Dipartimento di Architettura dell’Università di Patrasso ed una rappresentanza della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Thessaloniki. Oltre all’Architectural Association di Londra, la Graz University of Technology, l’University of Innsbruck e la Budapest University of Technology and Economics, la Sapienza Università di Roma, la Seconda Università di Napoli e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria - alcune tra le istituzioni universitarie che hanno aderito al progetto Destinazione Biennale di Venezia - stanno giungendo alla Biennale Architettura numerosi gruppi di studenti provenienti da università italiane e straniere.

 

  

«Abbiamo avviato una nuova esperienza - ha spiegato Paolo Baratta - attivando un rapporto diretto con università italiane e straniere, offrendo la possibilità di progettare visite organizzate per studenti e docenti coronate da un momento seminariale. Abbiamo firmato già 35 protocolli e ci accingiamo a siglarne altri. L’obiettivo: quello di fare della Biennale la sede dove si svolge si­stematicamente una piccola parte del curriculum di ricerca e studio delle università».

  

 

 

 

Gli estratti video di tutti gli appuntamenti, tra cui anche quello con Kurt W. Forster, saranno disponibili in streaming on demand sul sito web di Telecom Italia (www.telecomitalia.it) e su LaBiennaleChannel (www.labiennalechannel.org)

 

Francesco Garofalo 

 

 

Torino non è l’unica città ad avere gestito piuttosto bene la propria urbanistica, e ad avere promosso dei buoni progetti. Ma è certamente la più grande tra le città italiane a poter vantare un successo in questo difficile campo. E adesso avvia nuovi programmi - tanto più ambiziosi di questi tempi. Ad esempio la “Metamorfosi”, che è una e trina. Mi è sembrato giusto averla inquadrata in modo unitario perché nel funzionamento della città, della sua mobilità e nell’esperienza dei cittadini, le tre parti di cui si compone sono connesse.

 

Ma da ora in avanti è auspicabile che ciascuno dei tre ambiti sia sviluppato secondo le sue specificità. Schematizzando molto: il “trincerone” ha a disposizione un buon progetto. Il rischio è solo di doverlo tenere in frigorifero troppo a lungo, finchè non si realizzi la metropolitana. Lo Scalo Vanchiglia riceve dal concorso una visione guida, che si intende affidare ad una società di trasformazione urbana. In questo caso il progetto non è un punto di arrivo (come quando si fa un concorso per una scuola o un museo), ma il punto di partenza.

 

Ai torinesi credo sia chiaro il valore dello scambio: urbanizzare piuttosto densamente un’area per ricavare una parte delle risorse necessarie a realizzare una grande infrastruttura. Detto questo, tra il “paradiso” della città pubblica, e l’”inferno” della speculazione privata, c’è un ampio ventaglio di risultati che chi condurrà il gioco potrà cogliere, se ne sarà capace. Io mi accontenterei di un buono schema volumetrico, e che poi i promotori immobiliari stiano dentro i confini stabiliti. E ci sarebbe ancora tantissimo da fare per una committenza agguerrita, nel disegnare spazi aperti ed edifici pubblici.

 

Spina 4 invece è un problema che si è rivelato ai nostri occhi di giurati talmente complesso, e in parte mal posto, da richiedere un supplemento di istruttoria. Non credo che un ottantunesimo concorrente più bravo degli altri avrebbe potuto risolverlo. E vorrei fugare il sospetto che la nostra decisione sia frutto di un giudizio presuntuoso sulla qualità delle proposte.

 

Detto in sintesi: se il problema era di cucire un vestito di facciate sulle volumetrie approntate dell’amministrazione, allora era meglio utilizzare procedure diverse da un concorso di idee. Peraltro, non basta elencare tanti obiettivi giusti per garantire una soluzione, se essi si contraddicono. Ad esempio, come si fa a creare una piazza, se questa è attraversata da una specie di autostrada? Come si fa a connettere i quartieri, e allo stesso tempo a trasformare in un grande parco il vuoto che li separa? Spero che l’amministrazione comunale abbia la forza di riaprire la discussione, e di confrontarsi con i progettisti. I processi decisionali che si svolgono alla luce del sole sono più faticosi, ma portano a soluzioni più durature.

 

A Torino c’è anche molto altro, ma condurre bene in porto questi tre progetti urbani sarebbe già abbastanza per attirare sulla città l’attenzione del dibattito nazionale e internazionale: una occasione da non perdere.

 

 

Francesco Garofalo 

 

Milano, 29 ottobre 2010

 

 

[Il presente testo è stato scritto da Francesco Garofalo il 5 settembre 2010,  in occasione della mostra dei progetti di concorso attualmente visitabile a Torino. Il titolo del testo è redazionale.]

 

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