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Archivio giugno, 2011

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MAC e BEIC: i grandi progetti milanesi destinati a rimanere sulla carta e Boeri, dopo una parentesi durata quanto il periodo di governo della giunta Moratti, torna alla strategia della partecipazione.

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9788842095903


Stefano Boeri


L’anticittà



Dall’alto l’Italia è un corpo maculato, un paesaggio a macchie sfumate.

I suoi antichi connotati geografici sono stati ritoccati da una grana liquida di materia urbana che ha scavalcato selle, invaso pianure, colmato vallate.

Generata da un’energia molecolare che cancella i confini tra città e campagna, annulla le differenze tra centro e periferia e frammenta le società urbane, l’Anticittà si sta espandendo ovunque, trasfigurando un territorio ereditato da secoli di storia.

Questo libro ci aiuta a conoscere e ad arginare la potenza di un fenomeno politico e sociale che ci riguarda tutti. Perché l’Anticittà, ci piaccia o no, siamo noi.



2011

Saggi Tascabili Laterza

ISBN 9788842095903
pp. 155



23 giugno 2011


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Pippo Ciorra


Senza architettura

Le ragione di una crisi



Adorata nell’industrial design e nella moda, data per scontata nella tecnologia e nei media, la voglia di innovazione incontra sempre forti resistenze nel nostro paese quando si tratta dei settori creativi più ‘tradizionali’: letteratura, cinema, e architettura ‘contemporanea’. Soprattutto se per contemporanea si intende un’architettura fortemente intrisa dello spirito, della tecnologia, delle disarmonie, dei conflitti e delle incertezze che caratterizzano il nostro tempo.” Pippo Ciorra accompagna il lettore alla scoperta di alcuni punti critici del fare architettura nel nostro paese. Il primo campanello di allarme viene dal confronto con la situazione internazionale: l’Italia è paralizzata e incapace di accogliere ed elaborare in chiave locale le tendenze dominanti nel mondo; il secondo campanello d’allarme è che mai come oggi l’architettura è stata seguita e vezzeggiata dai media ‘generalisti’. Ma la diffusa attenzione agli eventi di architettura non sembra tradursi in un parallelo affermarsi di una nuova generazione di architetture e spazi pubblici di qualità nel nostro paese; il terzo campanello, infine, è la preoccupazione legata alla sensazione di spreco del tessuto di energie nuove e quasi sempre frustrate: studenti e giovani architetti abituati a viaggiare, scambiare e lavorare in giro per il mondo, professionisti aggiornati e capaci che potrebbero lasciare ben altra traccia nel paese…



2011

Saggi Tascabili Laterza

ISBN 9788842096498

pp. 131


23 giugno 2011


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Yona Friedman


L’ordine complicato

Come costruire un’immagine


Traduzione di Paolo Tramannoni
Con una nota di Manuel Orazi


«Noi pensiamo allo stesso tempo per parole e per immagini. Ma le regolarità esprimibili a parole e quelle contenute nelle immagini non sono le stesse. Con le parole, presentiamo una accumulazione; con le immagini, una totalità. Una “cosa” (e quindi l’universo) appare diversa a seconda che la si presenti a parole o con le immagini. Le parole sono perfette per analizzare un’esperienza; per esprimere le totalità, abbiamo bisogno delle immagini.
Costruire un’immagine - è questa, dunque, la contraddizione di fondo. Costruire: cioè mettere insieme delle cose elementari, e formare a partire da esse una cosa unitaria. L’immagine è invece fin dal principio una cosa unitaria, che perde qualsiasi valore se la si scompone. Io non conosco la realtà, ma mi sembra che la si possa affrontare solo con l’immagine. È ciò che fanno i cani, ma che può capitare di fare anche a noi. L’intera storia dell’umanità può essere rappresentata da una sequenza di immagini.
Architettura: saper costruire. Non solo degli edifici: il campo d’azione è più vasto. Si parla di architettura di un romanzo, di una sinfonia, ma anche del corpo umano o del diritto romano [...] “Architettura” significa anche assenza di regole prestabilite: è essa stessa a condurre alla creazione di regole. “Architettura” implica una costruzione articolata, una costruzione bastante a se stessa». L’ordine complicato si propone dunque come una nuova monadologia che mette in relazione discipline tradizionalmente separate come mondi chiusi (l’architettura, la fisica, la matematica), illustrata da disegni al tratto e accompagnata da una versione a fumetti realizzata dallo stesso autore. Un agile pamphlet che è anche un viatico verso i misteriosi meccanismi della creatività.


2011
Quodlibet Abitare

ISBN 9788874623402
pp. 176



23 giugno 2011


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Daniele Pisani


L’architettura è un gesto

Ludwig Wittgenstein architetto


Pubblicato il Tractatus logico-philosophicus (1921), con il quale è convinto «d’aver definitivamente risolto nell’essenziale i problemi» della filosofia, Ludwig Wittgenstein si dedica all’insegnamento alle elementari e, conclusasi traumaticamente tale esperienza, lavora come giardiniere in un convento. È in questo momento - l’estate del 1926 - che la sorella Margaret lo coinvolge nella progettazione della sua casa d’abitazione a Vienna. Wittgenstein interviene per offrire una semplice consulenza all’architetto incaricato, l’amico Paul Engelmann; ben presto inizia però a imprimere la propria impronta al progetto, sino ad appropriarsene del tutto. Per due anni, Wittgenstein vi si dedicherà interamente; e solo a casa ultimata, nel 1929, farà ritorno a Cambridge e all’insegnamento della filosofia.

A partire dagli anni settanta, la casa è stata oggetto di più di un’analisi. Quando non sia stata sottoposta a miopi letture disciplinari, è tuttavia stata interpretata come un puro epifenomeno della filosofia del suo autore. Si tratta dunque di evitare entrambi gli eccessi sottoponendo ad analisi la casa in primo luogo nella sua configurazione architettonica, senza tuttavia isolarla arbitrariamente dal percorso intellettuale del filosofo. Egli stesso evoca una “somiglianza di famiglia” fra filosofia e architettura allorché scrive «quando costruiamo case, parliamo e scriviamo», ma tale affinità - come si vede dalle ingenuità che spesso costellano i tentativi di filosofare da parte degli architetti - non significa intercambiabilità. Si tratta, in ultima analisi, di decidere se il filosofo si sia rivelato all’altezza di tale sfida.


2011
Quodlibet Studio. Città  e paesaggio
ISBN 9788874623587
pp. 262



23 giugno 2011



 

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Il brutto non è altro che l\'apparenza del bello futuro, anche se non tutto ciò che oggi appare brutto domani sarà bello. [...] Il brutto è un messaggero del nuovo. (Franco Purini)

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