100 anni di Artigas

L’ARCHITETTURA COME CAMMINO VERSO LA LIBERTÀ

 di Stefano Passamonti

«La città è una casa e la casa è una città» 

Il ruolo di Artigas in Brasile è quanto più di distante si possa immaginare rispetto a quello laterale e decorativo che l’architetto riveste oggi. Per Artigas l’architettura è anzitutto un problema conoscitivo, un’attitudine critica di fronte alla realtà, uno strumento di orientamento culturale. È l’architettura che educa e orienta i poteri forti e non il contrario. L’auspicata architettura nazionale è quella che guiderà il paese nella rivoluzione verso la libertà.

Artigas riveste un ruolo di primo piano nel panorama dell’architettura brasiliana e la sua influenza, tanto compositiva quanto teorica, costituisce ancora oggi un importante modello di riferimento per molta produzione contemporanea. Con la sua opera, Artigas è colui che per quasi cinque decadi domina la scena della cosiddetta “scuola paolista”.

Con l’aggettivo “brutalista” molta critica ha categorizzato il suo lavoro secondo un principio estetico che però non tiene conto della sublimazione materica che fa da metafora alla realtà conflittuale che l’ha prodotta. Artigas critica aspramente chi approssima il suo lavoro al New Brutalism banhamiano, vedendo il lavoro degli architetti europei più come un “tic popolare” che come un reale compromesso politico.

João Batista Vilanova Artigas nasce nel 1915 a Curitiba, capitale del Paraná. I suoi studi di Ingegneria iniziano nella città natale, che però lascia alla volta di San Paolo, capitale economica e culturale del paese. Qui frequenta i corsi della Scuola Politecnica, compie un’apprendistato nello studio di Oswaldo Bratke e frequenta i corsi di disegno artistico della Scuola di Belle Arti.

Dopo la laurea del 1937 si associa con Duílio Marone, con cui fonda l’impresa di costruzioni Artigas & Marone Engenheiros. La sua attività professionale si fa subito incalzante, con la progettazione di circa duecento case private e con i lavori per il settore autostrade, della segreteria per le opere pubbliche nazionali. Nello stesso anno conosce una delle principali figure del movimento moderno paolista, Gregori Warchavchik, con il quale partecipa al concorso per il nuovo Palazzo Municipale.

Decide a questo punto di dedicarsi solo ai lavori dell’impresa, allontanandosi dal linguaggio dell’International Style tanto in voga, e cominciando a nutrire profonde riserve per il carattere a-tettonico della copertura piana, trattata come un mero piano astratto e carente di quell’integrità strutturale propria della copertura tradizionale. Pur non rifiutando del tutto le conquiste fatte dall’architettura modernista, sopratutto nella variante brasiliana di Niemeyer e Costa, si sente molto più vicino alla grammatica dell’architettura di Frank Lloyd Wright. Da questo inequivocabile riferimento derivano le sue prime abitazioni: la Casa Bertha Gift (1940), la sua prima casa o “Casinha” (1942) e la Casa Rio Branco Paranhos (1943). In queste opere dominano l’uso del legno, il mattone faccia a vista ed il tetto a falde. Si tratta di un’estetica lontana da ogni complesso pseudo-avanguardista, che denuncia la piena estraneità dal macchinismo funzionalista europeo.

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Casa Rio Branco Paranhos (1943)

La sua importanza sulla scena architettonica paolista si fa sempre maggiore e, nel 1944, assieme agli architetti Rino Levi e Eduardo Kneese de Mello, è tra i fondatori del ramo locale dell’Istituto degli Architetti del Brasile (IAB). Lasciata l’impresa di costruzioni, decide di creare un vero e proprio studio professionale in associazione con il calcolista Carlos Cascaldi.

Ufficializzati i propri orientamenti politici con l’iscrizione al Partito Comunista Brasiliano (PCB), nel 1947 vince una borsa di studio della Fondazione Guggenheim, per studiare al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Durante i tredici mesi di viaggio-studio, conosce alcuni membri storici della Bauhaus e esplora l’architettura seminale delle Prairie Houses di Wright.

Nel 1948, anno del suo ritorno in patria, è tra i fondatori del Museo d’Arte Moderna di San Paolo assieme ad altri noti protagonisti della cultura brasiliana. Le sue attività si fanno sempre più trasversali, dividendosi fra libera professione, militanza nel PCB e insegnamento nella neonata Facoltà di Architettura ed Urbanistica che, nel 1948, contribuisce a costituire e nella quale passa ad insegnare come assistente di Luis de Anhaia Mello.

Sono questi gli anni in cui Artigas, animato dall’ottimismo crescente nel paese, si allontana dal lessico devoto all’individualismo esistenziale di Wright, rimpiazzandolo con prospettive costruttive più collettive e standardizzabili, prossime al lessico modernista. Di questa fase fanno parte il complesso residenziale Louveira (1946 – 1949) e la Casa Czapski (1949). Nel primo caso, si tratta di due blocchi longitudinali per otto piani di appartamenti, orientati nord-sud. Qui Artigas prolunga lo spazio della piazza urbana antistante, generando uno spazio semi-pubblico, incluso fra i due corpi; un’elegante rampa curvilinea eleva al livello d’ingresso, superando il dislivello dei pilotis che staccano i blocchi dal suolo. Nella casa Czapski, l’uso della rampa sostenuta da pilotis, diventa la matrice compositiva del progetto, determinando il profilo complessivo della sezione, sino alla copertura inclinata. In questi due progetti, così come nella sua seconda residenza (1949), si fa evidente l’esuberanza del linguaggio topografico carioca, declinato secondo un’attitudine tettonicamente più rigorosa.

 

Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Appartamenti Louveira, San Paolo (1946-1949)
Casa Czapski, San Paolo (1949)
Casa Czapski, San Paolo (1949)
Casa Czapski, San Paolo (1949)
Casa Czapski, San Paolo (1949)