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de  la sota

1 dicembre 2010 - 18 dicembre 2010

Spazio Mostre, Facoltà di Architettura Civile

Politecnico di Milano

via Durando 10, Milano


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“Form Matters”

Arsenali Medicei

Pisa

26 ottobre 2010- 16 gennaio 2011

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«Si è aperta  a Pisa, presso gli Arsenali Medicei in Lungarno Simonelli, la mostra curata dallo studio David Chipperfield Architects dal titolo “Form Matters”, mostra che ha già girato le  principali città europee e nella quale Chipperfield espone le sue più significative realizzazioni.

La mostra resterà aperta fino al 16 gennaio 2011, e darà la possibilità di vedere una serie di grandi plastici, disegni, bozzetti e fotografie delle sue più significative realizzazioni.  Sicuramente L’ interesse dei pisani sarà rivolto però ad una parte originale di questa edizione della mostra, quella riguardante il progetto di recupero dell’area dell’ex Santa Chiara di Pisa.

Ricordiamo che l’Amministrazione Comunale aveva bandito un concorso internazionale per selezionare il miglior progetto di recupero dell’Area ancora occupata dall’azienda ospedaliera che sta completando il suo trasferimento a Cisanello, concorso che è stato vinto appunto dallo studio dell’architetto londinese. Un progetto di grande importanza e suggestione, che arriva a toccare la zona prospiciente la Piazza dei Miracoli, rivoluzionandone l’assetto attuale, una trasformazione urbanistica di portata storica per l’eccezionalità del luogo e la genialità delle soluzioni.»

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http://pisainformaflash.comune.pisa.it/portal/it/notizie/dettaglio.html?nId=5550


 

 

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2009, Glenn Murcutt, Boyd Education Centre

 

 



14 October - 28 November 2010

Queensland University of Technology, Brisbane, Australia



Glenn Murcutt: Architecture for Place



Curated by Lindsay Johnston

Presented by Architecture Foundation Australia




Glenn Murcutt’s groundbreaking designs are internationally acclaimed as being at the forefront of contemporary architecture. His work is celebrated for its sustainability, harmony with the natural world and resonance with Australia’s diverse climate and topography. Architecture for Place reveals the way Murcutt crafts his projects, with a selection of ideas presented through sketches, detailed construction drawings and sectional models. A series of photographs by Anthony Browell capture the essence of Murcutt’s architecture in constructed form.



 

 

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2009, Glenn Murcutt, Boyd Education Centre

 

 

 

 

Listen to the documentary on Glenn Murcutt’s Boyd Education Center

 


di Pietro Pizzi

 

 

 

 Omaggio a Duchamp

 

 

 

Venerdi 24 Settembre 2010, MaRT, Rovereto: sono passati cinquant’anni da quando un giovane disegnatore svizzero di nome Mario Botta si affacciava per la prima volta all’architettura.  Cinquant’anni durante i quali quel giovane disegnatore si è formato come architetto e con le sue opere ha segnato con forza i paesaggi urbani, e spesso anche extraurbani, di mezzo mondo.

 

È ancora presto, la mostra inizierà fra un paio d’ore, l’eco dei passi sulla pietra del vicolo di ingresso fra gli storici palazzi dell’ Annona e Alberti ci accompagna fino al grande vuoto della piazza circolare dominata dalla cupola in vetro: luogo ricco di rimandi e segni comuni con altre epoche e storie. All’interno della hall di ingresso passa indaffarato l’architetto che fino all’ultimo ha seguito con l’emozione di un giovane l’allestimento di questo evento per lui speciale.

 

Una conferenza intitolata “Luoghi Per” precede l’inaugurazione e vede presenti accanto a Mario Botta, la direttrice del MaRT Gabriella Belli, il critico d’arte Gillo Dorfles,  Aldo Colonnetti direttore di Ottagono e lo psicologo Paolo Crepet. Un pubblico attento affolla il grande auditorium dalle pareti sfaccettate in legno chiaro.

 

Terminata la conferenza ci si sposta all’ interno del museo, pronti a toccare con mano l’opera dell’architetto svizzero. Le scale contrapposte portano il visitatore a risalire il grande vuoto della hall di ingresso e lo immettono direttamente nel cuore della mostra.

 

 

copertina

 

Ti accolgono inaspettati un grande dipinto di Varlin, “Corridoio a Bondo”, e di fronte ad esso L’omaggio di Mario Botta a Marcel Duchamp il cui celebre “Urinoir” viene ricomposto e reinterpretato con la tecnica delle sezioni sottili in legno.

 

 

Un diaframma quasi obbligato attraverso cui penetrare e nel quale sono poste come reliquie di un passato sempre presente, opere, immagini, snapshot di riferimenti a lui cari. Ricordi che hanno segnato la sua vita e che ne hanno condizionato l’architettura. Disegni di Picasso, Moore, Modrian, Rietveld, Wright, Le Corbusier e Kahn si affiancano a sculture di Niki de Saint Phalle, Giacometti, Tinguely e Duchamp: tanti spunti, tanti echi e assonanze che ci parlano all’interno della sua opera. Sul pavimento, ognuno di questi riferimenti viene commentato da Botta con un breve testo che aiuta a comprenderne il significato più profondo.

 

 

Il percorso si sviluppa in diverse sale suddiviso ordinatamente per temi tipologici: Spazi per: abitare, abitare collettivamente, lavorare, studio e tempo libero; biblioteche, musei, teatri, spazi del sacro; scenografie, allestimenti e design. Ciascuna opera viene presentata attraverso una grande fotografia in bianco e nero, alcuni schizzi e un modello ligneo di grande qualità; solo una breve didascalia, accompagnata da un’assonometria e una pianta, riassume le principali caratteristiche dell’architettura costruita.

 

 

 

 

Modello Charlotte

 

 

 

E così si passa di fronte a cinquanta edifici costruiti da Botta in un arco temporale che corre dal 1960 al 2010: il carattere monografico della mostra si consolida attraverso il rigore svizzero dell’allestimento. Un carattere più giocoso ha la sezione dedicata agli allestimenti, alle scenografie e agli oggetti di design e, in particolar modo, dei vasi portafiori, le cui geometrie semplici si intrecciano e si mischiano tra di loro di fronte a una parete interamente ricoperta dai schizzi dell’autore.

 

All’interno degli spazi del MaRT, concepiti per ospitare le collezioni del museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Botta consegna al pubblico la propria vita di lavoro: esposizione dentro l’esposizione in un aura di rigore dove la geometria e la gravità segnano in modi ricorrenti tutto il percorso dell’architetto. Ripetizione e solennità hanno garantito la forte riconoscibilità dell’opera bottiana lasciando poco spazio a incursioni esterne.

 

Ma in un angolo della mostra si scorge un progetto poco conosciuto, un centro benessere su un isola coreana dove sopra un basamento rivestito in pietra lavica, una gabbia metallica racchiude una sfera, un “captive globe”…

 

Chissà…

 

Botta's Captive Globe

 

Milano, 15 ottobre 2010

 




manifesto mostra



La mostra documenta le opere più significative realizzate da Botta, nato a Mendrisio nel 1943 e laureato a Venezia, in tanti anni di fortunata attività professionale: dalle prime case unifamiliari, originali espressioni della scuola ticinese, fino ai grandi edifici pubblici, biblioteche, teatri, musei, chiese e sinagoghe, realizzati in tutto il mondo.

L’itinerario architettonico di Mario Botta, che trova le proprie origini nell’interpretazione della tradizione del Movimento Moderno e prosegue negli anni senza cedimenti su questa linea, si configura oggi come “ragione critica” rispetto alla fragilità dei modelli e delle mode offerte dalla globalizzazione.


Nel suo studio di Lugano, l’architetto ticinese progetta edifici che trovano la propria ragione d’essere nella consapevolezza di interpretare la sensibilità della cultura contemporanea e nel contempo evocare quel territorio di storia e di memoria che costituisce il vero patrimonio dell’identità dell’architettura europea. Presente e passato convivono dentro un linguaggio figurativo fatto di geometrie e materiali, senza ombra di nostalgie storiciste o velleità tecnologiche. L’architettura ritrova così la propria vocazione primitiva di forma essenziale che modella lo spazio di vita dell’uomo e che, rispettando le funzioni alle quali deve rispondere, aspira ad offrire inedite emozioni.


In mostra si possono studiare e ammirare circa 60 progetti di edifici realizzati, documentati con schizzi e modelli originali, fotografie e disegni inediti attraverso un originale percorso espositivo organizzato in dodici sezioni: dagli Incontri che rappresentano una vera e propria introduzione alla mostra, con suggestioni e memorie di artisti e opere che hanno lasciato un segno profondo nella formazione dell’architetto, fino ai progetti più recenti per i grandi spazi urbani.

L’ultima sezione è, infine, dedicata alle creazioni di oggetti di design e ai progetti di allestimento degli interni.

 


 

Gizmo

Io se fossi Dio, non avrei proprio più pazienza, inventerei di nuovo una morale e farei suonare le trombe per il Giudizio universale. (Giorgio Gaber)

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