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“Voglio che questa Biennale renda omaggio a una cultura architettonica vitale e interconnessa che si interroghi sui territori condivisi, intellettuali e fisici. Nella selezione dei partecipanti la mia Biennale favorirà la collaborazione e il dialogo, che considero il cuore dell’architettura, e il titolo fungerà anche da metafora del terreno di attività dell’architettura.

Mi interessano gli elementi che accomunano gli architetti, dalle condizioni della pratica architettonica alle influenze, collaborazioni, storie e affinità che inquadrano e contestualizzano il nostro lavoro. Vorrei cogliere l’occasione di questa Biennale per potenziare la comprensione della cultura architettonica e per valorizzare le continuità filosofiche e pratiche che la definiscono.

Il titolo ‘Common Ground’ allude esplicitamente anche al terreno fra edifici, agli spazi della città. Vorrei che i progetti esposti alla Biennale indagassero in profondità il significato degli spazi creati dagli edifici: gli ambiti politici, sociali e pubblici di cui l’architettura fa parte. Non voglio smarrire il tema dell’architettura in un pantano di speculazioni sociologiche, psicologiche o artistiche, ma piuttosto cercare di ampliare la comprensione del contributo specifico che l’architettura può dare nella definizione del terreno comune della città.

Il tema è un atto deliberato di resistenza all’immagine dell’architettura diffusa oggi dalla maggior parte dei media fatta di singoli progetti che scaturiscono dalle menti di talenti individuali già pienamente compiuti. Vorrei promuovere il fatto che l’architettura è fortemente legata, intellettualmente e praticamente, alla condivisione di problemi, influenze e intenti.

Il mio metodo di selezione degli architetti rafforzerà il tema di base ponendo la collaborazione e il dialogo come elementi fondamentali di questa Biennale. Inviteremo i partecipanti a proporre opere o installazioni, ma chiederemo loro anche di proporre altri nomi con i quali desiderino collaborare. In questo modo, la scelta curatoriale iniziale verrà integrata da un ulteriore serie di relazioni generate dagli architetti selezionati.

Mi auguro che tali dialoghi  attraversino i confini generazionali, stilistici, geografici e disciplinari. Potrebbero anche far emergere il ruolo  essenziale di altri settori della cultura architettonica: i media, le istituzioni di ricerca, le scuole, le case editrici, le gallerie, le fondazioni e cosi via. I risultati, spero, si avvarranno di tutti i mezzi disponibili per raccontare storie riguardanti i terreni comuni della professione e della città.

La mia intenzione è di evitare non solo una selezione esclusiva di progetti in base a pregiudizi o gusto, ma anche l’allestimento di una mostra acriticamente inclusiva. Desideriamo offrire ai partecipanti l’opportunità di illustrare il proprio lavoro all’interno del contesto più ampio della pratica architettonica, non soltanto come dimostrazione di talento individuale, ma anche per riunirci e definire le nostre ambizioni e responsabilità”.


David Chipperfield




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Despite eternal controversy to the organization of Biennale di Venezia and the numerous doubts expressed towards its real utility as an international event in the internet era, the Italian istitution shows to still be able to keep its cultural appealing.


A sign of its credibility is the proposal announced by the Australian Council to organize the redevelopment of the Australian pavilion at Biennale di Venezia, after it secured a significant donation to help fund the project.


The current pavilion, a pre-fabricated structure designed by Philip Cox in 1988, was intended to be a temporary space in order to organize exhibitions inside Venice’s Giardini. The building has been used for the Australian exhibitions since then. There have already been several campaigns in support of a new pavilion, including the Di Stasio Ideas Competition in 2008.


The Australian Council has recently proposed to organize a national competition by invitation for a new pavilion, an idea not welcomed by the Australian architects, who see it as a discriminatory criteria of selection. The degree of disappointment is so high, to have pushed an architect from Canberra to consider: “By invitation… what’s going on here? Where has the Australian spirit of egalitarianism and the fair go gone? Would Griffin, Utzon or Giurgola have gotten invitations to their competitions?”.


Meanwhile, the debate keep on going…


by Silvia Micheli


Brisbane, 9th September 2011




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AILATI

Riflessioni sull’’architettura italiana contemporanea di Luca Molinari

 


Introduzione di Angelo Torricelli 


Dibattito con Giulio Barazzetta, Marco Biraghi, Federico Bucci, Massimo Ferrari, Stefano Guidarini, Francesco Menegatti,  Tomaso Monestiroli, Orsina Simona Pierini, Sara Protasoni

 

23 novembre 2010

aula Carlo De Carli, ore 9.30

Facoltà di Architettura Civile

via Durando 10, Milano


Aaron Betsky

I Sabati dell’Architettura

Conversazioni con i Direttori delle Mostre Internazionali di Architettura della Biennale di Venezia

 


sabato 29 ottobre 2010, ore 14.00

Arsenale, Teatro alle Tese

 

 


Incontro con  Aaron Betsky

 

ARCHITECTURE BEYOND BUILDING

 

Intervengono:

 

Winy Maas (MVRDV)

Wolf Prix (Coop Himmelb(l)au)  

Hani Rashid (Asymptote Architecture)

 

 

 

Venezia, 29 ottobre 2010 - Prosegue sabato 29 ottobre la rassegna dal titolo I Sabati dell’Architettura, ciclo di conversazioni con i Direttori delle Mostre Internazionali di Architettura della Biennale di Venezia, organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, nell’ambito della 12. Mostra Internazionale di Architettura, People meet in architecture, diretta da Kazuyo Sejima, in collaborazione con Telecom Italia.

 

La conversazione diretta da Aaron Betsky, dal titolo Architecture Beyond Building, vedrà la partecipazione di Winy Maas (MVRDV), Wolf Prix (Coop Himmelb(l)au) e Hani Rashid (Asymptote Architecture). 

 

 

Direttore della Biennale Architettura 2008, intitolata «Out There: Architecture Beyond Building», Aaron Betsky riprenderà durante l’incontro «gli elementi che nell’edizione del 2008 erano stati indicati come fondamentali per costruire un’architettura in grado di svelare, fare propri e addomesticare i sistemi che definiscono la modernità. Cosa possiamo carpire ora da quelle ricerche? I relatori invitati - spiega Betsky - verificheranno se un’architettura aperta e sperimentale possa, o non possa, contribuire a una conoscenza e a una fruizione critica del nostro ambiente. Quali strategie funzionano per un’architettura al di là della costruzione, e quali no?». 

 

Saranno presenti all’appuntamento con Betsky circa 280 studenti provenienti dalle seguenti istituzioni: Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno dell’Università di Camerino, Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, Facoltà di Architettura dell’Università di Lubiana, University of Applied Sciences di Duesseldorf, Dipartimento di Architettura dell’Università di Patrasso ed una rappresentanza della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Thessaloniki. Oltre all’Architectural Association di Londra, la Graz University of Technology, l’University of Innsbruck e la Budapest University of Technology and Economics, la Sapienza Università di Roma, la Seconda Università di Napoli e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria - alcune tra le istituzioni universitarie che hanno aderito al progetto Destinazione Biennale di Venezia - stanno giungendo alla Biennale Architettura numerosi gruppi di studenti provenienti da università italiane e straniere.

 

  

«Abbiamo avviato una nuova esperienza - ha spiegato Paolo Baratta - attivando un rapporto diretto con università italiane e straniere, offrendo la possibilità di progettare visite organizzate per studenti e docenti coronate da un momento seminariale. Abbiamo firmato già 35 protocolli e ci accingiamo a siglarne altri. L’obiettivo: quello di fare della Biennale la sede dove si svolge si­stematicamente una piccola parte del curriculum di ricerca e studio delle università».

  

 

 

 

Gli estratti video di tutti gli appuntamenti, tra cui anche quello con Kurt W. Forster, saranno disponibili in streaming on demand sul sito web di Telecom Italia (www.telecomitalia.it) e su LaBiennaleChannel (www.labiennalechannel.org)

 

 

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I Sabati dell’Architettura

Conversazioni con i Direttori delle Mostre Internazionali di Architettura della Biennale di Venezia

 


sabato 23 ottobre 2010, ore 14.00

Arsenale, Teatro alle Tese

 

 


Incontro con  Ricky Burdett 

 

THE ARCHITECTURE OF THE CITY: THE SOCIAL IMPACTS OF URBAN DESIGN IN CITIES

 

Intervengono

Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia

Richard Rogers, Saskia Sassen, Richard Sennet, Guido Martinotti 

 

 

Venezia, 21 ottobre 2010 - Prosegue sabato 23 ottobre la rassegna dal titolo I Sabati dell’Architettura, ciclo di conversazioni con i Direttori delle Mostre Internazionali di Architettura della Biennale di Venezia, organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, nell’ambito della 12. Mostra Internazionale di Architettura, People meet in architecture, diretta da Kazuyo Sejima, in collaborazione con Telecom Italia.

 

La sesta conversazione in programma, dal titolo “The architecture of the City: the social impacts of urban design in cities”, è diretta da Ricky Burdett, con la presenza di Saskia Sassen, Richard Sennet, Guido Martinotti e la straordinaria partecipazione di Richard Rogers (Leone d’Oro alla Carriera della Biennale Architettura 2006 e Pritzker Architecture Prize 2007).

 

«La Mostra di quest’anno è la dodicesima. Diverse espe­rienze sono state compiute, che ci possono illuminare sul cammino da percorrere in futuro. Ci siamo rivolti ai direttori delle passate edizioni della Biennale di Architettura - ha dichiarato Paolo Baratta - ai quali abbiamo chiesto di tornare per un giorno pieno a parlare a noi e ai visitatori degli argomenti che più loro aggradano, in liberi seminari nei quali non mancherà certamente qualche riferimento alla loro Biennale, che in tal modo potranno rivivere nel ricordo e nella riflessione come esperienze sempre vive e vitali».

 

Direttore della Biennale Architettura del 2006, Ricky Burdett con il titolo «Città. Architettura e Società» focalizzava le tematiche della Mostra sulle cosiddette ʺcittà globaliʺ con popolazioni superiori ai tre o quattro milioni di abitanti e analizzava le modalità di interazione tra città, architettura e abitanti e il ruolo degli architetti e dell’architettura nella realizzazione dei contesti urbani.

 

«La discussione del 23 ottobre - spiega Richard Burdett - approfondirà la trasformazione dei paesaggi della città contemporanea - nelle regioni in rapida urbanizzazione tra il Nord globale e il Sud globale - e il conseguente impatto sulla coesione sociale di più della metà della popolazione del mondo che vive già nelle città. Prendendo ad esempio tre interventi architettonici in tre città del mondo, i relatori approfondiranno gli strumenti teorici e pratici utili a progettare ambienti che possano sostenere i bisogni sociali, economici ed ambientali di un società urbana sempre più complessa. Il lavoro di Sassen sulle economie urbane formali ed informali, e la ricerca di Martinotti sulle periferie sociali e spaziali, aiuteranno a capire il ruolo dell’architettura - come strategia dello spazio - nella città del XXI secolo».

 

Saranno presenti all’incontro gli studenti provenienti dalla University of Innsbruck - Institute for Construction and Design/Faculty of Architecture e dalla Budapest University of Technology and Economics (BME). Oltre all’Architectural Association di Londra, la Seconda Università di Napoli, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, la Sapienza Università di Roma e la Graz University of Technology - alcune tra le istituzioni universitarie che hanno aderito al progetto Destinazione Biennale di Venezia. Universities meet in architecture - giungeranno alla Biennale Architettura nelle prossime settimane altri gruppi di studenti provenienti da università d’Italia e da numerosi Paesi stranieri tra cui Grecia, Spagna, Irlanda, Germania e Stati Uniti. Finalizzato a offrire a Università e Istituti di formazione una proposta per una visita alla Mostra da loro programmata e organizzata, il progetto è realizzato dalla Biennale di Venezia con la collaborazione di Telecom Italia.

 

«Abbiamo avviato una nuova esperienza - ha spiegato Paolo Baratta - attivando un rapporto diretto con università italiane e straniere, offrendo la possibilità di progettare visite organizzate per studenti e docenti coronate da un momento seminariale. Abbiamo firmato già 35 protocolli e ci accingiamo a siglarne altri. L’obiettivo: quello di fare della Biennale la sede dove si svolge si­stematicamente una piccola parte del curriculum di ricerca e studio delle università».

 

Organizzati presso lo Spazio Esedra ai Giardini, il Teatro alle Tese e il Teatro Piccolo all’Arsenale, I Sabati dell’Architettura vedono i Direttori affiancati da architetti, critici e personalità del mondo dell’architettura per ripercorrere i temi della contemporaneità e la storia di un settore che coinvolge un pubblico sempre più numeroso di appassionati e curiosi. Il prossimo sabato 30 ottobre sarà diretto da Aaron Betsky con la partecipazione di Winy Maas, Hani Rashid, Wolf Prix. Concluderà la rassegna Kazuyo Sejima sabato 20 novembre.

 

 

 

Gli estratti video di tutti gli appuntamenti, tra cui anche quello con Kurt W. Forster, saranno disponibili in streaming on demand sul sito web di Telecom Italia (www.telecomitalia.it) e su LaBiennaleChannel (www.labiennalechannel.org).

 

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Hacking significa solamente costruire qualcosa rapidamente o testare i limiti di ciò che può essere fatto. Come la maggior parte delle cose, può essere utilizzato per fini giusti o sbagliati, ma la stragrande maggioranza degli hacker che ho incontrato sono idealisti che desiderano avere un impatto positivo sul mondo. (Mark Zuckerberg)

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