Torino: La Metamorfosi dell’area Spina 4

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di Gabriella Lo Ricco

È visitabile a Torino in piazza San Carlo, fino al 7 novembre 2010, la mostra “Barriera C’entro. Il futuro di Torino si sposta a Nord”. Nella mostra, ideata e curata dall’Urban Center Metropolitano della città di Torino, sono visibili gli esiti del concorso internazionale di idee La Metamorsosi bandito dalla città di Torino nel gennaio 2010 e conclusosi in maggio 2010.

Il concorso s’inscrive all’interno della cosiddetta Variante 200, uno strumento urbanistico che modificherà alcune indicazioni prescritte dal Piano Regolatore della città in vigore dal 1995. Una delle principali indicazioni contenute nella Variante 200 è la realizzazione della linea 2 della Metropolitana che, con uno sviluppo di 14,8 chilometri, consentirà il collegamento dell’area nord-est della città con quella sud-est interscambiandosi con la linea 1 della Metropolitana in corrispondenza di corso Vittorio Emanuele II e con la rete ferroviaria metropolitana alle stazioni Rebaudengo e Zappata. Come già avvenuto a Milano nel corso degli anni Ottanta e Novanta quando, in occasione della realizzazione del Passante Ferroviario, è stata ripensata l’area Pirelli alla Bicocca, anche a Torino l’ammodernamento della viabilità viene visto come opportunità per progettare alcune parti del territorio comunale abbandonate dalle originarie attività. Oggetto del concorso La Metamorfosi sono infatti la progettazione delle aree poste lungo il percorso della linea 2 e in particolare quelle che si trovano in prossimità del settore settentrionale della tratta – la prima che verrà realizzata: le aree in via di dismissione di Spina 4, le aree limitrofe alla tratta incluse nell’ambito Sempione-Gottardo e l’ex scalo merci Vanchiglia.

Ambiti del concorso La Metamorfosi

Pur trattandosi di un concorso di idee, la formula dell’amministrazione torinese è esemplare: servirsi dello strumento concorsuale per invitare a riflettere i progettisti sulle possibilità di integrazione tra progetto infrastrutturale e progetto urbano, ancor prima che il progetto definitivo della variante sia concluso. Il concorso di idee è stato infatti interpretato come possibilità per arricchire l’iter amministrativo che porterà all’adozione della Variante e, come si legge nel disciplinare del concorso, per «scoprire immagini possibili della trasformazione, raccogliere suggestioni e riflettere su proposte innovative per questa grande porzione di città». Inoltre la scelta di bandire un concorso a livello internazionale si inscrive nella volontà dell’amministrazione di travalicare un ambito provinciale. Come ha affermato Mario Viano, assessore all’Urbanistica di Torino, in apertura del concorso, «vogliamo confrontarci con tutti coloro che su questi temi hanno qualcosa da dire: questa formula ci offre la possibilità di esplorare ipotesi non anguste, e soprattutto, di uscire da una provincialità di vedute. Il quartiere oggetto del concorso è particolarmente emblematico delle trasformazioni che oggi mettono in gioco le città e i loro abitanti: invece di attardarci sulla conservazione, utilizzeremo gli spunti offerti da questo concorso in modo costruttivo».c

A tale inedito ruolo se ne affianca un altro, questa volta di natura pubblicitaria/economica: i progetti elaborati in fase concorsuale diventano quei mezzi volti a sensibilizzare, attraverso la prefigurazione dello sviluppo della città, possibili investitori privati.  Sensibilizzazione già avviata dal 2008 ma che evidentemente non ha portato ai risultati sperati [Cfr. http://www.comune.torino.it/metro2/manifestazione_interesse.pdf ] e che con il concorso La Metamorfosi ottiene finalmente nuova linfa vitale. Si legge infatti ne «La Repubblica» edizione di Torino del 14 ottobre 2010, che i progetti in mostra in Piazza San Carlo saranno tema di un workshop che si terrà a Londra il 1 dicembre 2010 dove, come afferma Paola Virano, dirigente del settore urbanistica del comune di Torino, «speriamo di intercettare una offerta più ampia di opportunità rispetto a Milano o a Roma». In effetti, una volta approvata la Variante, sarà una società di trasformazione urbana (Stu), a capitale misto pubblico e privato, a dirigere la progettazione, la commercializzazione e la realizzazione degli interventi in base agli strumenti urbanistici vigenti; attraverso la Stu infatti le aree di trasformazione potranno essere commercializzate per acquisire i capitali necessari per cofinanziare la metropolitana.

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In realtà però i risultati del concorso, limitatamente all’ambito “Spina 4”, entrano in contraddizione con quel ruolo inedito con cui l’amministrazione ha inteso il concorso per idee.  La giuria infatti (composta da Paola Virano, direttore della Divisione Urbanistica ed Edilizia privata della Città di Torino; Francesco Garofalo, docente di Composizione architettonica e urbana all’Università di Chieti-Pescara; Patrizia di Monte, architetto paesaggista che lavora in Spagna; Carlo Magnani, già rettore dell’Università IUAV di Venezia; Paola Viganò, docente di Urbanistica all’Università IUAV di Venezia) tra i 22 progetti presentati non ha indicato alcun vincitore e si è limitata ad assegnare 5 menzioni ex aequo ai progetti aventi come capogruppo Studio Marc – Baukuh – Yellow office, Buffi Associés Sosieté Anonyme d’Architecture e Galantino Associati Studio S.r.l., Dogma e Graziella Roccella.

Se analizzata dal punto di vista della cultura architettonica italiana, ormai adusa a servirsi del canale dei concorsi per propagandare le proprie idee, la mancata presa di posizione della giuria sembra privare lo stesso strumento concorsuale di quella funzione “consolatoria” – ma in fondo positiva e proficua – che ha avuto in altre occasioni. Per non parlare poi del fatto che attribuire menzioni ex aequo a proposte progettuali tra di loro antitetiche significa porle surrettiziamente sullo stesso piano; ma soprattutto sostenere quell’ideologia dello spreco intellettuale e creativo contro la quale i presupposti del concorso La Metamorfosi sembravano essere volti.

Forse quei 50.000€ di premiazione non assegnati (ai 5 progetti menzionati è stato attribuito un rimborso spese di 500€ cadauno) serviranno al Comune per organizzare, usando le parole di Mario Viano, «l’appuntamento in uno dei centri della finanza mondiale»?

Comunque sia le scelte della giuria o le priorità dell’amministrazione non possono, nè devono oltremodo inficiare i reali fermenti innovatori che i progetti presentati per l’ambito Spina 4 possiedono.

Ambito Spina 4. Inquadramento

L’area in via di dismissione di Spina 4 è destinata a diventare un importante centro della parte settentrionale di Torino: la sua posizione a ridosso della nuova stazione Rebaudengo del Passante Ferroviario, l’attestamento in essa della Linea 2 della Metropolitana e del raccordo autostradale che conduce all’aeroporto di Caselle e la sua vicinanza con gli ingressi alle autostrade per Milano e Aosta, la renderanno un dinamico nodo viabilistico e dei trasporti.

Ambito Spina 4

Si tratta di un’area molto complessa, non solo perché assomma in sé una serie di funzioni a influenza sia urbana e territoriale, ma anche perché sarà attraversata dal viale della Spina Centrale (una cesura dalla sezione stradale di 70 metri!) e dovrà essere insieme il punto di connessione tra tessuti urbani, che pur formatosi entrambi nel corso del novecento, sono caratterizzati da strutture profondamente diverse. Non a caso, le prefigurazioni allegate al bando di concorso esclusivamente con «l’obiettivo di “esplorare” e “misurare” l’oggetto del concorso», senza alcun «valore cogente», suggeriscono come temi e obiettivi del progetto di costruire una continuità morfologica con i tessuti urbani limitrofi e di minimizzare la cesura prodotta dalla Spina centrale attraverso la formazione di una grande piazza posta al centro del costruito. Come indicato nel direttorio del bando di concorso «ai partecipanti è richiesto […] un approfondimento sul piano del morphing nella sua relazione con il contesto e sui temi della caratterizzazione architettonica e tipologica degli edifici e degli spazi aperti».

Prefigurazioni allegate al Bando di concorso La Metamorfosi

Mentre il progetto elaborato dal Team CRVC (Graziella Roccella, Alessandro Capello, Paolo Carignano e Fabio Vignolo) pone degli interessanti spunti di riflessione soprattutto per la configurazione del tessuto edilizio concentrato nella zona a est della Spina e la cui definizione è determinata da differenti elementi – mixité sociale, diversificazione dei tagli degli appartamenti, spazi collettivi, complessità funzionale – i progetti elaborati da Marc, Baukuh, Yellow Office, da Dogma e da Galantino Associati affrontano in modo inedito i temi posti dal bando di concorso.

Il progetto elaborato da Marc, Baukuh e Yellow Office attraverso la proposizione di un colossale spazio pubblico dalla perfetta geometria, «una rotonda di 200m di diametro», e di tre edifici dai volumi nitidi che, disposti attorno al nodo di traffico, assommano al loro interno i programmi funzionali, induce innanzi tutto a riflettere sugli effetti dell’intervento a una scala più ampia di quella urbana e quindi sullo spostamento dei problemi espressivi all’interno di una scala territoriale. In tale prospettiva il progetto d’architettura non viene sottoposto  a un processo di dissimulazione nel timore di alterare le caratteristiche spaziali dei tessuti urbani limitrofi; al contrario, le sue caratteristiche sono strumentali a qualificare e a strutturare il sito portandone alle estreme conseguenze le peculiarità, oltreché, nel caso di una città come Torino, a entrare in dialogo esclusivamente con quei progetti che ne hanno interpretato in modo radicale l’identità – come  il progetto per il centro direzionale di Gianugo Polesello,  Aldo Rossi e Luca Meda ed il centro direzionale FIAT a Candiolo di Roberto Gabetti e Aimaro Isola. La città proposta da Marc, Baukuh e Yellow Office è una città «netta, a suo modo monumentale, e allo stesso tempo semplice e priva di retorica, una città fatta di oggetti solidi e densi, disposti attorno ad un nodo di traffico che non viene occultato».

Il progetto proposto da Dogma, in collaborazione con Alice Bulla e  Sebastiano Roveroni, declina le peculiarità di questa complessa area di intervento.  In quanto nuovo centro di accesso alla città, esso è segnalato da tredici torri che fungono da “porta” all’area urbana; in quanto area di connessione tra centro e periferia, le tredici torri diventano il limite di due aree trattate in modo antitetico: il costruito, che è concentrato verso il centro di Torino, e un grande giardino di alberi al cui interno si trovano le stazioni del passante e della metropolitana e che è inteso non come una piazza periferica ma come «un avamposto del paesaggio piemontese dentro la città».  Il motto del progetto, Locomotiva 3, permette di comprendere più in profondità le sue caratteristiche. Come nel caso del Centro direzionale di Torino progettato da  Gianugo Polesello,  Aldo Rossi e Luca Meda nel 1962 – il cui motto era appunto Locomotiva 2 – l’intervento, nelle intenzioni dei progettisti, deve essere in grado di proporre nuovi modi di vivere la città più consoni alle contemporanee caratteristiche produttive perché,  come hanno affermato Polesello, Rossi e Meda, con il progetto non «si tratta di coordinare una serie di elementi e di dati», ma «di offrire un elemento capace di integrare i dati esistenti, di offrire in se stesso la possibilità di una sintesi di questi elementi».

L’area costruita è in effetti caratterizzata dalla giustapposizione di tipologie antitetiche – «al di sotto delle ville urbane è posto un grande spazio multiuso per il lavoro, il commercio e lo studio direttamente collegato alle residenze » – in cui la distinzione tra luoghi di lavoro e di abitazione diventa ormai sempre più sottile.

Il progetto elaborato da Galantino Associati si concentra sul tema della connessione di parti di città, affidando tale ruolo all’idea di realizzare un grande parco urbano continuo, costellato al suo interno da una serie di spazi pubblici molteplici e architettonicamente diversificati in relazione ai diversi contesti con cui entrano in relazione. In quanto punto di connessione tra tessuti urbani dalle strutture profondamente diverse, l’intervento è pensato come una «corografia di progetti puntuali» che non costruiscono però una continuità morfologica con il loro intorno, ma una sua messa a distanza. Allo stesso modo è pensato il fulcro dell’intervento: non una piazza definita dal costruito, ma uno spazio perpendicolare alla Spina Centrale e che, posto in corrispondenza delle fermate ferroviaria e metropolitana, è strutturato per livelli caratterizzati da diversi gradi di usufruibilità in modo tale da stabilire diverse relazioni con i contesti di cui costituisce il perno.

Milano, 23 ottobre 2010